Scavi di Oplonti

Dell'antica Oplontis si hanno delle notizie molto frammentarie, il cui nome compare per la prima volta durante il medioevo nella Tabula Peutingeriana. Il sito viene indicato a sei miglia da Ercolano e a tre da Pompei e Stabiae e secondo le indicazioni della mappa più che una vera e propria città si tratterebbe di un insediamento suburbano della vicina Pompei dove erano presenti alcune ville di villeggiatura, diverse fattorie, saline e complessi termali, vista la ricchezza di acque della zona: infatti sulla Tabula la località è rappresentata con il simbolo di solito utilizzato per i luoghi termali, tesi attestata anche da resti di edifici adibiti a tale funzione che sono stati rinvenuti nella zona di Torre Annunziata. Tutta l'area venne seppellita sotto una coltre di cenere durante l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ed una ripresa della vita si avrà soltato molti secoli dopo con lo sviluppo della moderna città di Torre Annunziata.

Sulle origini del nome Oplontis sono state fatte diverse ipotesi: potrebbe derivare dal latino "opulentia" (luogo opulento), "opla" (luogo di pescatori), "populus" (pioppio, ovvero pioppeto ove si lega la vite a spalliera) oppure dal greco "oplon" (luogo di posta degli opliti, guerrieri dalle lunghe lance), "apopolotes" (città distrutta). Infine, è stato anche ipotizzato un errore del cartografo nella trascrizione, per la locuzione latina "ob fontis" (fonte, luogo termale) essendo presenti in zona delle terme.

Il primo scavo ufficiale nel sito della villa A (località Mascatelle) di Torre Annunziata fu intrapreso nel Settecento, quando fu scavato un cunicolo dal canale Conte di Sarno, tuttora visibile al limite meridionale dell'area archeologica. Lo scavo, condotto dall'architetto militare Francesco La Vega fu abbandonato a causa dell'aria mefitica e la galleria chiusa. Nel 1839 fu effettuato un piccolo scavo a cielo aperto nell'area del peristilio del quartiere servile, rinvenendo la fontana del giardino. Da qui furono praticati alcuni stretti cunicoli, che raggiunsero l'area immediatamente più ad est, costituita dal monumentale passaggio con panche in muratura e dal porticato parallelo ad esso. Nel 1840 gli scavi furono sospesi, per mancanza di fondi, ma, riconosciuta l'importanza archeologica del sito, esso fu acquisito dallo Stato.

Gli scavi sistematici della villa, a parte alcuni rinvenimenti casuali e sporadici, avvenuti nei pressi di via Murat, cominciarono nel 1964: condotti con criteri moderni, hanno permesso, sulla scorta della documentazione raccolta, la progressiva ricostruzione degli alzati e dei tetti e il restauro immediato di pitture e pavimenti. Nel 1974, 250 m. ad est della villa A o di Poppea, durante i lavori di costruzione di una scuola, venivano alla luce i resti di un altro considerevole edificio, articolato intorno ad un peristilio a due livelli, la villa B o di L. Crassius Tertius, alle cui spalle si estendono altre costruzioni, separate dal complesso da una strada. Gli scavi di questo complesso e anche della villa A non sono ancora conclusi, impediti anche dal contesto urbano moderno.